
C’è un pezzo di Italia immobiliare rimasto sospeso tra ponteggi mai smontati, facciate iniziate e non finite, assemblee condominiali trasformate in tribunali domestici e famiglie che, dopo aver creduto nella promessa del Superbonus, oggi si ritrovano davanti alla parte più amara dell’ex 110%: non più l’idea della riqualificazione a costo quasi zero, non più il racconto dell’efficientamento energetico come grande occasione collettiva, ma il rischio molto concreto di dover rispondere di lavori incompleti, crediti fiscali contestati, somme da recuperare e verifiche dell’Agenzia delle Entrate.
Il lato oscuro del Superbonus, quello rimasto dietro le impalcature e sotto la retorica del grande incentivo pubblico, riguarda migliaia di condomini italiani. Secondo i dati Enea aggiornati a febbraio 2026, quando la stagione del 110% può dirsi ormai sostanzialmente chiusa, resta ancora una quota di interventi prenotati attraverso le asseverazioni ma mai arrivati davvero al traguardo. Si tratta del 2,7% dei lavori condominiali legati al Superbonus per l’efficientamento energetico, pari a circa 2,3 miliardi di euro. Tradotto nella vita reale: almeno 4mila condomini coinvolti, anche se la cifra effettiva potrebbe essere più alta.
Il Superbonus e il conto lasciato ai condomini
Il problema non è soltanto tecnico, né soltanto fiscale. È, prima di tutto, una




