di Francesco Bertolino
L’azienda ha avuto per decenni Iveco come unico committente, ma la terza generazione ha avviato un piano di diversificazione che l’ha portata oltre 300 milioni di ricavi. L’ad Paolo: «Ora guardiamo ad aerospazio e difesa»
Angelo Luigi Streparava era un operaio della Om, oggi nota come Iveco. Nel 1951, a 18 anni, decise di mettersi in proprio e di aprire in una chiesa sconsacrata di Cologne, nel Bresciano, un’officina meccanica.
Settantacinque anni più tardi, la Streparava spa è un’azienda da 320 milioni di fatturato (e 340 attesi nel 2026), 1.200 dipendenti e nove stabilimenti nel mondo, di cui sei in Italia e tre distribuiti fra Spagna, Brasile e India. Produce per il 20% componenti per motori e per l’80% sistemi di sospensione.
I clienti
«A lungo il gruppo è stato pressoché mono-committente, con Iveco che rappresentava il 90% dei ricavi — ricorda Paolo Streparava, nipote del fondatore e ceo della società —. Negli ultimi dieci anni abbiamo fatto un bel salto dimensionale, triplicando i ricavi, e abbiamo diversificato il portafoglio clienti. Oggi montiamo i nostri sistemi di sospensione su automobili di altissima gamma a marchio Mercedes, Porsche, Lamborghini, Ferrari. Adesso stiamo valutando di espanderci anche




