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Steve Harris degli Iron Maiden: «Sono cresciuto coi Beatles Noi assenti al concerto di Ozzy Osbourne? Non ci avevano invitato»

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«Ci sono stato tanti anni fa a vedere l’Inter, per me che sono un appassionato di calcio, ha un valore doppio suonare lì». Già, capita spesso di vederlo con la maglia del West Ham, storica squadra londinese di cui è tifoso sfegatato. E non è raro sorprenderlo a controllare al cellulare, tra una nota e l’altra, i risultati dei suoi idoli.
Sì, Steve Harris, bassista fondatore degli Iron Maiden, oramai mezzo secolo fa, non sta nella pelle per evidenti motivi: per la prima volta, domani sera, una band metal salirà sul palco di San Siro. Con lui il sempre talentuoso cantante Bruce Dickinson che, come si racconterà, dopo qualche crisi esistenziale (e un brutto tumore), affrontato e vinto una decina d’anni fa non ha più lasciato i decani britannici del genere.
Con l’Italia avete un lungo rapporto, Harris, ricorda la prima volta?
«Nel 1980, eravamo di supporto ai Kiss. Ricordo fan impazziti che cercavano di scavalcare per entrare. Fu la nostra consacrazione, capimmo che avremmo potuto suonare fuori dall’Inghilterra»
Quattro anni prima era partita la vostra avventura: avrebbe immaginato di arrivare un giorno fino a qui?
«No, pensavamo che fare un album e suonare in qualche pub sarebbe già stato un grandissimo risultato».
Da quali

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