
di Pietro Keller Cassetti
Garda e montagna sempre più pieni, ma non si riesce a reperire il personale di alberghi e servizi turistici. Fantini (Federalberghi): «Il problema è strutturale, riguarda sia la quantità che la qualità di chi accoglie»
Nella lingua italiana, «ospite» è una «enantiosemia»: ovvero racchiude in sé i significati opposti di chi riceve ospitalità e di chi ospita. Dei primi, sui laghi e nelle montagne bresciane, si registra anche quest’estate un incoraggiante profluvio: le due settimane centrali di agosto sono «prossime al tutto esaurito» (in tutta la Lombardia 9,3% di prenotazioni in più rispetto al 2025); e fra aprile e giugno l’occupazione media delle strutture ricettive andava oltre il 75%. Il problema però, è che manca chi accoglie: e nello specifico quella particolare tipologia di lavoratori detta degli «stagionali», decisiva se 400 dei 700 alberghi del bresciano sono aperti solo durante le stagioni turistiche.
La carenza di stagionali non è una novità di quest’anno, naturalmente. Ma il fenomeno è in costante peggioramento. «Ormai il problema è strutturale, e non solo in campo turistico», dice il presidente di Federalberghi Brescia Alessandro Fantini. «E riguarda sia la quantità che la qualità del personale, spesso sprovvisto delle competenze




