
di Greta Privitera
La premio Nobel iraniana: «La nuova Guida suprema è un fantasma»
Shirin Ebadi è la prima giudice iraniana, un ruolo che la Repubblica islamica le toglie subito dopo la Rivoluzione, perché una donna è incapace di emettere sentenze valide. Da quella ferita, invece di arrendersi, nasce la sua seconda vita: diventa avvocata per i diritti umani, anche per rimediare all’errore di aver creduto, da giovane, in quella stessa Rivoluzione che la spoglia di tutto. Quella scelta le vale il Premio Nobel per la Pace, e oggi vive in esilio a Londra, dove continua a lavorare per un Iran libero e democratico.
Quanti sostengono ancora il regime?
«Non molti, lo sappiamo dal numero delle persone che sono andate a votare nelle ultime elezioni, nel 2024, avvenute prima del massacro di gennaio, una strage che secondo le stime degli analisti ha causato fino a 40.000 vittime. Non dimentichiamo che sono passati solo sei mesi, e mentre quegli uomini celebrano alla grande la morte del leader, le famiglie di chi non c’è più non dimenticano ciò che hanno subito. Posso affermare con certezza che oggi solo il 15% della popolazione iraniana sostiene la Repubblica islamica, che, nonostante finga forza




