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Settant’anni di Wilfredo Gomez, il pugile che visse almeno quattro volte. E sempre con un bazooka nelle mani

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Morto a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno, è stato campione in tre categorie di peso, poi si è ritirato ed è tornato

Lui che aveva quasi sempre risolto le cose prima della fine, non ha avuto diritto a un finale decente. Sintesi estrema e spietata, oppure semplicemente vera, al punto tale da essere ricorrente, nella boxe; perché ai pugili resta addosso più che altro tutto quello che hanno rischiato, tutto ciò che hanno assorbito, mentre ciò che hanno vinto sbiadisce negli almanacchi. A Wilfredo Gómez il mese di ottobre ha dato e tolto tutto: la luce e i giorni, il respiro e gli istanti che si sedimentano uno dopo l’altro, fino a farci dire che un uomo è vecchio, o che sta per diventarlo. Oppure, che quello stesso tempo che basta per vincere titoli mondiali in tre differenti categorie di peso non basta poi a compiere settant’anni. Ti trattiene sulla soglia, ti impedisce di proseguire, come il più bastardo dei colpi alla nuca. 

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