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Sedi vacanti e licenziamenti di massa: così Trump svuota la diplomazia Usa

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di Paolo Valentino

Quasi 120 rappresentanze senza ambasciatori. Gli inviati? Parenti o amici

Fino a poco tempo fa, Erik Holmgren era un diplomatico americano di carriera, che guidava il desk per la diplomazia energetica in Medio Oriente, parte dell’Ufficio per le risorse energetiche del dipartimento di Stato. Ma nei mesi scorsi, tutti i funzionari che lavoravano sotto di lui sono stati licenziati e la struttura eliminata. Eppure — ha spiegato alla Cnn Holmgren, nel frattempo dimessosi — il lavoro della sua unità sarebbe stato prezioso nella crisi con l’Iran: «Stavamo appunto lavorando a come rendere più difficile per Teheran esportare petrolio e avremmo dato i giusti avvertimenti sulla necessità di gestire lo Stretto di Hormuz», il collo di bottiglia ora bloccato dalla Repubblica islamica con conseguenze devastanti per il mondo intero, dai prezzi alle stelle del greggio ai fertilizzanti che non raggiungono più regioni critiche del pianeta. Benvenuti nella «diplomazia senza diplomatici», che è la nuova cifra dell’amministrazione Trump.

Iniziate nel luglio scorso, le cosiddette Reductions in Force (RIFs) ordinate da Marco Rubio hanno portato ai licenziamenti di centinaia di diplomatici e di più di altri mille funzionari. Ufficialmente tesa a eliminare esuberi e inefficienze, in realtà,

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