
di Teresa Cioffi
La nave aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati in acque internazionali
Resta in porto, a Napoli, la Sea-Watch 5, con 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa. L’accusa è di non aver collaborato con le autorità libiche. La nave era approdata giovedì 13 agosto alle 3 del mattino dopo quattro giorni di navigazione: aveva soccorso 6 persone, di cui 3 minori non accompagnati («persone provenienti dal Medio Oriente») in acque internazionali, in SAR libica.
«Abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi – fanno sapere dall’Organizzazione non governativa -. Ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal “loro territorio”».
Poi l’attacco al Viminale: «Sono queste le “autorità competenti” a cui si riferisce il ministro Piantedosi? Le stesse a cui l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti». Nella nota diffusa




