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Scontro nel regime iraniano, gli ultrà conservatori del partito Paydari contestano l’intesa: «Firmare è un danno»

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di Greta Privitera

Araghci, Ghalibaf e Pezeshkian si attivano per salvale l’intesa

Qualcuno ha scritto che capisci che un accordo è vicino quando la banda di Saeed Jalili entra in azione per farlo saltare. È esattamente quello che sta accadendo ora.

Da una parte ci sono Abbas Araghchi, ministro degli Esteri e negoziatore, Masoud Pezeshkian, il presidente «riformista», e Mohammad Bagher Ghalibaf, capo del Parlamento e capo della delegazione iraniana. Dall’altra c’è il piccolo ma rumoroso fronte degli ultrà di Jalili, il diplomatico ultraconservatore, e del partito Paydari: tutti decisi a far deragliare l’intesa.

Araghchi, logorato da mesi di guerra e pseudo tregua, con un post-preghiera, ha chiesto ai media di fermarsi, di non pubblicare bozze e indiscrezioni che fanno saltare i fragili nervi di Trump. È intervenuto dopo che Mehr, l’agenzia semi ufficiale vicina alla estrema destra religiosa, ha diffuso un testo presentato come il contenuto dell’accordo con gli Stati Uniti, con le mere promesse di revoca delle sanzioni trasformate in prova di resa del regime.

Pezeshkian, pochi giorni prima, aveva già attaccato Irib, la tv di Stato, accusandola di alimentare paure e bugie e di vendere ogni compromesso con Donald Trump come capitolazione.

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