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Scamarcio:« Nel film sono il padre di un bimbo disabile: mi ha insegnato a relativizzare i miei problemi»

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A cinque chilometri dal Palazzo del Cinema, lontano da tutto il caos della Mostra, c’è un quartiere fatto di canali e piccole vie, Malamocco. È sera tardi, ma il silenzio di quel paesaggio rarefatto improvvisamente si illumina con il suono di una voce che anche se non articola parole, trasmette molte emozioni. È quella di Andrea Aggio, 12enne con una grave disabilità. Comanda da solo la sua sedia a rotelle che si muove in quei vicoli bui, ma al suo fianco ci sono la madre, la nonna e la sorella. È la prima volta che qualcuno lo riconosce in quanto attore, e nei suoi occhi si legge una sincera gioia. La profondità di questo sguardo è parte della potenza di un film prezioso come «I figli della scimmia» di Tommaso Landucci, presentato nella sezione Orizzonti, al cinema dal 17 settembre. Riccardo Scamarcio interpreta il padre di Andrea, che nel film si chiama Enrico. Si prende cura di lui con amore e dedizione ma, al contempo, strige un forte legame con suo nipote adolescente, cercando forse di essere con lui un altro tipo di padre. «Questo film ha tutti i requisiti che io prediligo», spiega Scamarcio, che è anche tra i

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