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Quella gigantesca operazione di riciclaggio culturale della Rai ovvero quattro mesi di nulla assoluto (mentre si chiude il Teatro dell Vittorie)

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di Aldo Grasso

La programmazione estiva del servizio pubblico è equivalsa a una riunione di condominio trasmessa in mondovisione

Ci siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo, soprattutto sui canali Rai, quelli del servizio pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a recensire l’ultimo parto dell’intrattenimento (il nulla), anche se chiamarlo «intrattenimento» è già una concessione alla speranza.

Il nulla televisivo ha una sua precisa grammatica: si presenta con la solennità dei grandi eventi e finisce per assomigliare a una riunione condominiale trasmessa in mondovisione. La trama, se così si può chiamare quell’esile pretesto narrativo che persino un filmino delle vacanze girato da un ragazzino delle medie saprebbe rendere più avvincente, procede tra stereotipi esausti e gag così vecchie che ormai potrebbero vantare la pensione.

Intanto si vende il Teatro delle Vittorie, il tempio storico del grande varietà, e la sede di viale Mazzini è chiusa, forse per sempre. Si dismettono i luoghi della memoria mentre si conserva gelosamente il nulla.

I dialoghi sembrano scritti da un algoritmo distratto o, peggio, da un collettivo di autori convinti che l’arguzia consista nel ripetere la battuta greve fino a quando qualcuno ride per sfinimento. Gli

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