I dribbling, le finte, gli assist e i gol. Uno su tutti, quello al Barcellona nella finale di Champions del ’94. Ma anche le pause, gli infortuni, le litigate con Capello. In occasione dell’uscita del suo libro, l’ex campione del Milan si racconta
Giornalista
25 aprile – 21:04 – MILANO
Trovarsi davanti a Dejan Savicevic, anche adesso che è un distinto signore dai capelli bianchi capace di coprire in auto in un sol giorno la distanza dal Montenegro all’Italia per fare da ospite d’onore alla presentazione della sua biografia, significa riconoscere l’essenza della grandezza calcistica. Purché, certo, ci si spogli da ogni archetipo e pregiudizio imposti dal tifo. Chi ha avuto la ventura di ammirarlo dal vivo ricorderà che nelle sue giornate migliori – sono state tante, e avrebbero potuto essere di più, se l’incostanza propria dei geni (e lui è stato il Genio per definizione), una certa idiosincrasia verso consegne tattiche troppo rigide e i molteplici infortuni muscolari non ne avessero limitato l’impiego – Savicevic ha espresso calcio in purezza. Andatura caracollante, per non dire scomposta, puntava il difensore col pallone incollato al




