Ancora travolto dal successo a Sanremo e in vista di una tournée mondiale, il cantante racconta l’amore per gli azzurri. E naturalmente Maradona, ma anche Spalletti e…
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16 maggio – 14:52 – MILANO
C’era una volta uno scugnizzo…. Cominciano anche così le favole moderne che – “con la mano sul petto” – diventano delirio di massa, lasciandosi cullare pure da quel ‘retrogusto dolce-amaro di rossetto e caffè’. In questo 2026 romantico, in cui si balla ‘core a core’ dall’Ariston di Sanremo a Vienna per l’Eurovision (che si assegna oggi) e poi si vira per il resto Mondo tra spettacoli e concerti, Sal Da Vinci sta scoprendo che non si è mai sazi di lui, della sua voce, d’una melodia che si appiccica nella testa, una tenera ossessione internazional-popolare e che spinge a scavare cos’altro si nasconda in quel microcosmo. Sfizi (sportivamente) segreti per un uomo ormai pieno di pubbliche virtù. Musica…
Sanremo, poi Vienna per l’Eurovision, quindi un tour senza frontiere (tra Boston, Chicago, Atlantic City e il Canada) inducono a sospettare che si sia dinnanzi a un ‘per sempre Sal’.
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