
di Marco Imarisio
Il vincitore annunciato e predeterminato dovrebbe comodamente raggiungere una maggioranza di trecento deputati su 450 parlamentari
Le elezioni in Russia servono a confermare l’esistente, non certo a cambiarlo. Era così quando il voto era ancora relativamente libero, figurarsi ora. Ma se vogliamo prendere sul serio i risultati di queste consultazioni per il rinnovo della Duma, che si sono concluse ieri alle 21 ora di Mosca, l’immagine è quella di una società immobile, bloccata. Gli exit poll dicono che Russia Unita, il partito personale di Vladimir Putin, prenderà tra il 49,4 e il 52,8 per cento dei voti complessivi, tenendo conto della parte proporzionale e dei seggi uninominali. Nel 2021 aveva ottenuto una percentuale quasi identica, con differenze minime.
Il vincitore annunciato e predeterminato dovrebbe comodamente raggiungere una maggioranza di trecento deputati su 450 parlamentari. Ma come noto, non c’è problema. Alle sue spalle, infatti, si sono piazzati tutti gli altri partiti satelliti, nell’ordine esatto che era stato disegnato da tempo. Al secondo posto ci sono i comunisti dell’eterno Gennady Zjuganov, che nel giugno scorso ha compiuto 82 anni. Al terzo i liberaldemocratici, al quarto Gente nuova, neonata formazione secondo molti concepita nella provetta del




