
di Simona Marchetti
Il 51enne attore britannico si è dichiarato «non colpevole» dei sette capi d’imputazione che gli sono stati contestati per reati commessi nel decennio 1999-2009, fra cui tre violenze sessuali e un atto osceno
È arrivato alla Southwark Crown Court di Londra mano nella mano con la moglie Laura Gallacher, accolto da una folla di giornalisti e telecamere. Abito nero, camicia gessata, cravatta allentata bianca e occhiali da sole, Russell Brand sembrava andasse a un evento mondano anziché all’apertura del processo che lo vede sul banco degli imputati per tre stupri, tre violenze sessuali e un atto osceno su persona non consenziente. Tutti reati per i quali il 51enne comico e attore britannico, attualmente in libertà su cauzione, si è dichiarato “non colpevole”. Come ha sottolineato la procuratrice Riel Karmy-Jones KC nella sua arringa introduttiva, le accuse risalgono al decennio 1999–2009 e provengono da sei donne (protette dall’anonimato a vita) che “non si conoscevano, non si sono mai incontrate” e che “si sono fatte avanti in modo indipendente l’una dall’altra”.
Nel tratteggiare la figura dell’imputato davanti alla giuria (selezionata martedì 13 ottobre e composta da otto uomini e quattro donne), la procuratrice lo ha definito «spietato,




