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«Romanzo Criminale» all’opera. Popolizio: «Nel film ero un boss, ora faccio il regista»

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di Giuseppina Manin

Il debutto a Firenze: «Sul palco la violenza degli anni 70 senza retorica»

Ventun’anni fa nei panni del Terribile, boss della vecchia «mala» spietato e solenne come un re shakespeariano, c’era lui, Massimo Popolizio. Che finiva malissimo, accoltellato sulla scalinata di Trinità dei Monti, scena clou del film di Michele Placido, Romanzo criminale. Ventun’anni dopo, Popolizio quel carattere truculento, con tutti gli altri non da meno iscritti nel best seller di Giancarlo De Cataldo, lo porta in scena da regista al Teatro del Maggio di Firenze. Dove da oggi (in prima serata su Rai3) Romanzo criminale torna alla ribalta in forma di opera lirica, musica di Nicola Piovani, anche sul podio di Orchestra e Coro, libretto dello stesso De Cataldo.

Il libro, il film, la serie tv, e ora il melodramma

«Un altro linguaggio, un’altra vita, molto diversa dalle precedenti per questa epopea della banda della Magliana che, a un quarto di secolo dall’uscita della saga di De Cataldo, continua ad affascinare una generazione dopo l’altra» considera Popolizio, che da tempo alterna al mestiere dell’attore quello del regista.

Perché le piace così tanto il mondo dell’opera?

«Per la forza della musica, capace

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