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Roberto Zanino: «I miei 40 anni con il nucleare nel Paese che non vuole l’atomo. Ora però i corsi sono affollati e la politica presta attenzione»

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di Mattia Aimola

Il professore di Impianti nucleari al Politecnico di Torino è guida scientifica per la partnership con Newcleo, l’azienda che sviluppa mini-reattori

Roberto Zanino aveva poco più di vent’anni quando capì che, per studiare davvero il nucleare, l’Italia non bastava più. Erano i primi anni Ottanta, il Paese aveva ancora un programma nucleare attivo ma le competenze più avanzate erano altrove. Così il giovane ingegnere del Politecnico prese la strada dell’estero: prima la Germania, poi gli Stati Uniti.

Chi è

Oggi Zanino ha 67 anni, è professore di Impianti nucleari al Politecnico di Torino, referente dell’ateneo per il settore e guida scientifica della partnership con Newcleo per lo sviluppo dei mini-reattor, che è la società di Stefano Buono pronta a quotarsi al Nasdaq. Ma la sua storia racconta anche quella di un’Italia che per quasi quarant’anni ha voltato le spalle all’atomo.
«Qui non c’era una competenza specifica su quelle tematiche di nicchia, quindi è stato naturale andare all’estero per imparare e crescere», racconta. Dopo una tesi sull’ambizioso progetto Ignitor del fisico italiano Bruno Coppi, Zanino individua due poli mondiali della ricerca sulla fusione nucleare: la Germania e gli Stati Uniti. Scrive due lettere. I primi a rispondere

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