
di Silvia Madiotto
Le nuove mappe bloccano i piani dei Comuni del territorio. Colaizzi (Autorità di bacino): aperti a modifiche
Il rischio idrogeologico è uno di quei settori in cui le antenne devono rimanere alte. Ed è sulla mappatura dei rischi che si innesta l’ultimo scontro fra Comuni e burocrazia, fra Regione e Autorità di bacino delle Alpi Orientali. La revisione del Pgra (piano gestione rischio alluvioni) ha alzato il livello di allerta in alcune aree. Nel Bellunese soprattutto, ma anche in altri territori veneti, le restrizioni sono diventate più forti: stop a nuove costruzioni, a restauri, interventi urbanistici.
«Così si uccide la montagna, è accanimento burocratico – si arrabbia l’assessore regionale Dario Bond -. Questo dispositivo allontana l’uomo dalle aree montane che resteranno quindi abbandonate, limitando lo sviluppo delle terre alte e causando una potenziale bomba ambientale. La sicurezza idraulica e la tutela del territorio non possono essere solo un insieme di vincoli e divieti». Aggiunge l’assessore all’ambiente Elisa Venturini: «Stiamo raccogliendo le istanze di sindaci, consorzi di bonifica, geni civili, ordini professionali e strutture regionali. Le nuove mappe proposte, che la Regione Veneto peraltro non ha voluto votare, stanno creando difficoltà. Gli errori e i




