
di Chiara Barison
Una delle novità si trova in un’e-mail interna datata 11 giugno firmata da un ingegnere del National Park Service (e resa nota solo ora): nel messaggio si attribuiva sin da subito il deterioramento del fondale a un errore dell’appaltatore durante la posa del rivestimento
Poteva essere soltanto la storia di un restauro finito male. È diventata invece una vicenda politica che ha aperto una frattura all’interno dell’amministrazione Trump e del Partito repubblicano. L’ex canoista olimpico David Hearn, infatti, è stato definitivamente scagionato dall’accusa di aver vandalizzato la Reflecting Pool del Lincoln Memorial di Washington. Il procedimento, durato poco più di un mese, avrebbe potuto costare al campione fino a 10 anni di reclusione. Per ora il suo team legale ha fatto sapere di esigere almeno delle scuse ufficiali da parte del presidente degli Stati Uniti, mentre non è ancora stata resa nota un’eventuale richiesta di risarcimento economico per il danno, anche di immagine, subito a causa della vicenda.
In contrasto con la ricostruzione sostenuta pubblicamente da Trump, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto l’archiviazione del procedimento dopo essere giunto alla conclusione che i danni al rivestimento della piscina non erano riconducibili ad atti vandalici,




