
La segretaria del sindacato: «Il salario giusto non tutela davvero le persone; non si è fatto nulla per il recupero del fiscal drag»
Alla Cgil non piace il decreto Primo maggio.
Non sarete troppo severi?
«Non severi, oggettivi – risponde la segretaria Cgil Francesca Re David —. È un fatto che tutte le risorse vadano a tagliare oneri a carico delle aziende».
Per spingerle ad assumere.
«Le aziende assumono quando hanno bisogno di produrre. Molte tra quelle che incasseranno gli incentivi avrebbero assunto lo stesso. Non crediamo ai bonus».
Per la prima volta si dice che il salario giusto è quello contrattato dalle associazioni più rappresentative.
«Bene che si prendano a riferimento finalmente i contratti firmati dalle realtà maggiormente rappresentative e non quelli maggiormente applicati».
Ma…
«Ma non ci piace questo concetto di salario giusto che poi corrisponderebbe al trattamento economico complessivo, quindi compreso anche il welfare, ma senza la parte normativa. Invece la parte normativa conta eccome. Se vogliamo fare riferimento alla retribuzione proporzionata e sufficiente dell’articolo 36 della Costituzione, bisognerebbe considerare i minimi contrattuali. Inoltre il decreto non affronta minimamente la questione chiave dell’ingiustizia fiscale e del mancato recupero del fiscal drag».
Torniamo alla rappresentanza: ora tocca a voi fare l’accordo con Cisl,




