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Razzi prova a ricandidarsi: «Mi piace Vannacci, ma voglio che sia lui a cercarmi. Perché? Facile: sono pulito, lavato con Perlana»

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di Alessandra Arachi

Antonio Razzi, già senatore dalle mille casacche, punta ad uno scranno con Futuro nazionale di Roberto Vannacci. «Ho cenato con lui ma non gli ho detto niente. Voglio che sia lui a cercarmi»

Antonio Razzi,  che ci faceva ieri alla Camera? 
«Cercavo di capire cosa succedeva con la nuova legge elettorale». 

Vuol candidarsi? Di nuovo? 
«Le vie del Signore sono infinite». 

E con chi?
«Bella domanda. Da chi vuole Razzi tra le fila del suo partito». 

Ma se dovesse scegliere lei? 
«Ho sempre amato Berlusconi, ma con questo segretario qui Forza Italia non la riconoscono ». 

Quindi non si candida in Forza Italia? 
«Se cambiano segretario sì. Io posso essere molto utile nella politica estera». 

Politica estera? 
«Sì ne so più di tutti». 

Addirittura? 
«Ho vissuto 41 anni nella Svizzera e ho lavorato in fabbrica dove ho conosciuto 37 nazionalità diverse».

Trentasette? 
«Sì, degli operai che lavoravano lì. E sono diventato esperto di Islam». 

Come ha fatto? 
«Con Mohamed, un operaio della fabbrica svizzera. Ero diventato capo operaio e un giorno l’ho visto per terra, pensavo stesse male. 

Invece stava pregando. 
«Già e gli ho detto: “Prega pure per me che ne ho bisogno”. Poi conosco almeno tre-quattro lingue con una moglie

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