
Rifiuta le direzioni Rai, evoca la fine di Regeni al Cairo e incassa il «no grazie» di Urbano Cairo per La7: anatomia del martirio estivo dell’ex conduttore di Report, tra show in piazza e carte bollate.
Hanno semplicemente sbagliato Cairo, perché lui voleva Urbano Cairo (con l’approdo a La7) non la capitale dell’Egitto. L’affaire Sigfrido Ranucci è un incrocio di nomi, è un impasto di orgoglio e frustrazione, è il sabba finale dell’autocelebrazione senza limiti di un reporter chiacchierato che già si sente martire del giornalismo libero. E nella tournée dello spettacolo Diario di un trapezista ogni sera fa discendere dal palco, davanti agli aficionados & indignados di Cerveteri e Florinas, Desio e Busto Arsizio, fazzoletti impregnati di sudore come Elvis Presley, ad accompagnare la sua traballante verità.
A Favignana nuova puntata, la prima dopo la cacciata, con l’ennesimo anatema contro la Rai e contro le tre proposte alternative: direttore del Tg3, direttore di Rainews o corrispondente dal Cairo. «Io non capisco perché se non sono adatto per Report, dovrei essere adatto per il Tg3 o Rainews». No, no e no, tutte rimandate al mittente Giampaolo Rossi, amministratore delegato che muore dalla voglia di chiudere la partita senza metaforici




