
di Simone Canettieri
Le parole ai ministri: si rischia di restituire un senso di impunità a chi sfascia le città
«Ragazzi, ma come si fa? Così si rischia di restituire un senso di impunità a chi sfascia le città». Giorgia Meloni scuote la testa in un capannello nell’anticamera che porta alla sala del Consiglio dei ministri. Divide il suo sconforto con Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Segue un coro di approvazione.
Appena la notizia è uscita, la presidente del Consiglio ha pubblicato sui social il suo «esergo» alla decisione della gip di Milano Tiziana Landoni di non confermare il fermo a Youssef Siher. È un video di un minuto girato nel suo ufficio a palazzo Chigi sotto le bandiere. La considera «vergognosa». Pensa che sia «una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni». E, in generale, di tutti coloro che si danno da fare «per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città ei propri esercizi commerciali».
Lo scontro è servito «con certa magistratura». Meloni la mette in contrapposizione a «uno Stato normale» che mira «a difendere le




