
Glasner, Jaissle, Amorim e Pochettino si giocano il Diavolo. Idee, tattica e approccio: Cardinale esamina, valuta e… interroga i candidati. Ne dovrà uscire il nome più forte possibile agli occhi dello spogliatoio
Da un lato c’è la missione “concettuale”. Dall’altro quella tecnica. Il Milan che sfoglia la margherita alla ricerca dell’allenatore capace di avviare davvero un ciclo – Fonseca, Conceiçao e Allegri, ovverosia gli ultimi tre, non ci sono riusciti -, deve riuscire a mettere insieme le due esigenze. Quella concettuale è semplice nella filosofia, ma evidentemente complessa nell’applicazione: il club, in questo periodo di frenetica ricerca tra una videocall e l’altra, ha ben chiaro in testa come l’obiettivo finale sia consegnare al mondo rossonero – e allo spogliatoio, in particolare – un tecnico forte. Cioè: non semplicemente valido nel suo lavoro, ma che parta da una posizione solida. Autorevole e allo stesso tempo sorretto da tutte le componenti del club. Per fare un esempio concreto: mai più un altro caso Fonseca, arrivato come seconda scelta (dopo il balletto surreale con Lopetegui) e quindi già debole in partenza. Il problema è che, ora come ora, il fatto che sia in atto un casting con più nomi induce a pensare




