
In principio fu Alexandria Ocasio-Cortez, giovane stella dei Democratici e possibile sfidante di Donald Trump alle prossime presidenziali: «Woke 1.0 was crazy». In seguito è arrivato Giuseppe Conte, azzimato emulo italiano e aspirante premier di ritorno: «Questo indirizzo culturale è diventato una dottrina totalizzante». Da New York a Volturara Appula, decretano il fallimento dell’ormai ventennale ossessione: diritti, libertà, uguaglianza, cancel culture. Un mischione in cui la sinistra ha infilato tutto: dalle donne vessate ai transessuali emarginati. Sperava di aizzare il popolo contro conservatori e sovranisti. Ha scoperto che i poveri diavoli sono ossessionati da salari e bollette.
Il politicamente corretto era follemente corretto, insomma. E adesso che si fa? In Italia pochino, pare. Nel nome del wokismo, regioni e città continuano a spendere allegramente. D’altronde Elly Schlein, segretaria del Pd e ipotetica contendente alle primarie, non prende posizione. C’è da capirla. La sua abiura sarebbe particolarmente audace e insincera. Ma anche tanti vessilliferi arcobaleno proseguono nell’intento. A partire dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e quella di Genova, Silvia Salis. Uno dei due potrebbe persino diventare il federatore del campo largo, per evitare la sanguinosa disfida tra Elly e Giuseppi.
Il conto nelle Regioni rosse: milioni a pioggia tra Umbria



