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Putin: «Non siamo stati noi a volere la guerra: la Russia è stata costretta a difendersi con le armi in mano»

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L’edizione annuale degli incontri del club Valdai. L’inasprimento dei toni del presidente russo e la proposta: un trilaterale con Xi e Trump

Povero Anton Cechov, ormai citato per una sola frase, sempre usata a sproposito. «Se all’inizio di uno spettacolo, una pistola è appesa a un muro, prima o poi qualcuno sparerà» dice Vladimir Putin a proposito di un possibile uso del nucleare, citando il grande scrittore russo. «La legge della sopravvivenza si applica non solo nel mondo naturale, ma anche nelle comunità sociali», aggiunge, dimostrando di non avere capito molto della citazione appena fatta. Ma tant’è, in questo caso conta il messaggio.

L’edizione annuale degli incontri del club Valdai si sarebbe dovuta tenere a Sochi, ma il mese scorso gli attacchi dei droni ucraini sul Mar Nero avevano indotto gli organizzatori a ripiegare sulla cittadina di Istra, a quaranta chilometri da Mosca. L’associazione venne creata nel 2004 su diretto impulso del Cremlino, che all’epoca flirtava ancora con l’Occidente e si ispirava dichiaratamente al modello dei think tank americani. Molto tempo è passato e all’atto conclusivo di ieri con ospite d’onore il presidente, è andato in scena il consueto atto d’accusa verso l’Europa, solo più virulento del solito; sarà il cambio

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