
di Alessandra Muglia
Al terzo vertice Russia-Africa Putin compare con 22 capi di Stato e molte promesse, ma con poco da offrire: scambi fermi a 27 miliardi contro i 40 annunciati, nucleare ancora sulla carta e il Sahel sempre più insanguinato
Mosca chiama, l’Africa risponde. Ma a modo suo. «Russia e Africa sono alleate naturali nella costruzione di un ordine mondiale multipolare e veramente democratico, libero da imposizioni e doppi standard» ha scandito Vladimir Putin aprendo il terzo vertice Russia-Africa a Mosca. «L’era in cui i destini di interi continenti erano determinati da un ristretto blocco di Stati sta giungendo a una fine irreversibile, la sta sostituendo un mondo più giusto, in cui le voci di tutte le nazioni che partecipano agli affari internazionali devono essere ascoltate» ha detto auspicando un «rafforzamento del ruolo dell’Africa nel processo decisionale del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale».
Nel suo discorso lo zar ha rivendicato accordi di cooperazione militare con 45 Paesi del continente e un canale di pagamenti in cui il rublo pesa già per l’85% degli scambi, uno scudo, dice, contro le «influenze esterne».
Dopo le prime due edizioni, i Paesi africani si presentano con la volontà di




