
di Paolo Salom
Alla firma accordi strategici. Il «Financial Times»: Trump cerca l’intesa a tre contro la Corte dell’Aia
Vladimir Putin è atterrato ieri in serata a Pechino per la sua visita di Stato che segue di pochi giorni quella di Donald Trump. La capitale cinese, di nuovo addobbata a festa, si è ritrovata praticamente senza soluzione di continuità al centro del mondo e della politica internazionale, una sensazione che mancava — con queste caratteristiche — dai tempi della dinastie imperiali.
Oggi lo zar vedrà il presidente Xi Jinping (è il loro 40esimo faccia a faccia) per riaffermare lo stato «solido e proficuo» delle relazioni tra i due Paesi che, manco a farlo apposta, festeggiano i 30 anni dalla firma del patto di «partnership strategica». Il suo arrivo nella Repubblica popolare all’indomani del tour trumpiano ha un chiaro significato: nel gioco delle tre Potenze impegnate a gestire il mondo, Mosca non vuole rimanere senza la sedia come era capitato all’Urss dopo l’incontro tra Nixon e Mao nel febbraio 1972.
Da che parte penderà la bilancia cinese? Difficile immaginare uno scostamento dalla Russia, cui il Nuovo timoniere ha espresso sempre amicizia e sostegno. E non sarà




