
Con lo stretto di Bab el-Mandeb controllato dalle milizie Houthi e la chiusura momentanea dell’oleodotto saudita più importante, che si aggiungono alla crisi di Hormuz, l’afflusso di greggio in Occidente rischia di ridursi in maniera sensibile, con conseguenze pesanti sui costi dei prodotti raffinati
Emilio Deleidi
12 settembre – 12:53 – MILANO
Non è stata quella appena conclusa una settimana tranquilla per i prezzi del petrolio, che si sono attestati poco sotto i 100 dollari al barile per il Wti (West Texas Intermediate) e ben oltre i 100 dollari per il Brent, valore di riferimento per i mercati europei (che prende il nome dai giacimenti del mare del Nord). Mentre il primo ha raggiunto una punta di 97,26 dollari al barile il 9 settembre, quando la settimana precedente si fermava a poco meno di 92, il Brent è passato nell’ultima settimana dai 97,19 dollari di lunedì 7 settembre ai 109,18 di giovedì 10, per poi iniziare a scendere gradualmente fino ai poco più di 104 dollari della mattina di sabato 12. Un’altalena, con tendenza al rialzo, che riflette l’andamento delle situazioni internazionali, costantemente caratterizzate da un quadro




