Il bosniaco dal palco di Trento: “Siamo scappati dalla guerra quando ero piccolo, il calcio mi ha salvato. Con Allegri ho un rapporto speciale, con Koeman non mi sono mai preso”
3 ottobre – 22:33 – TRENTO
Miralem Pjanic ragiona come in campo. È riflessivo, ha i tempi giusti come li aveva da regista. È fine anche nel parlare, così come lo era nel toccare il pallone. È un personaggio a tutto tondo. Lo chiamano il ‘pianista’, il calcio per quasi vent’anni è stato la sua musica. “Sono grato per aver avuto una carriera del genere. Ho vinto tanto, giocando con i più grandi campioni”. Il resto della chiacchierata poi, scivola via tra ricordi, racconti e aneddoti. Il viaggio parte dalla sua Bosnia passa per l’Italia e finisce in Spagna, tra vittorie e grandi giocatori avuti come compagni e come avversari. Le magie di Messi, i soprannomi di Totti e l’abnegazione di CR7.
Nazionale—
Pronti via, Mire si commuove parlando del suo passato. “Siamo scappati dalla guerra quando io ero molto piccolo, il Lussemburgo ci ha accolto e per noi è una seconda casa.




