
Il nerazzurro è l’immagine di un movimento che pur fuori dal Mondiale esprime talenti che hanno bisogno di stare in campo
E così il Mondiale è partito con il suo carico di promesse. Anche nel senso più poetico del termine: giovani calciatori a caccia di successo e di gloria personale. Al debutto si è visto subito di cosa stiamo parlando, con il messicano Gilberto Mora che si è preso la scena e i primi applausi. Lui, diciassette anni, è tra le stelle più luminose di un torneo, naturalmente dominato da questo punto di vista dal genio e dalla classe di Yamal. Che a diciannove anni, va a caccia del titolo mondiale. Ragazzi che non fanno parte soltanto delle nostre suggestioni, ma anche dei nostri sogni di mercato. La Roma, ad esempio insegue da giorni il bosniaco Alajbegovic che abbiamo imparato a conoscere in quello sfortunato spareggio per gli azzurri ed è diventato un obiettivo di mercato. Trenta milioni sul piatto e, naturalmente, un posto assicurato. Perché non spendi tutti quei soldi se non sei convinto e se l’allenatore a cui hai affidato il progetto, Gasperini, non è altrettanto convinto di poterci contare nell’immediato. La lunga premessa, a proposito delle speranze,




