
di Maria Luisa Agnese
La giornalista e critica, ex presidente dei David di Donatello, sulla presenza di una sola regista a Venezia: «Non sono pessimista, si stanno aprendo sguardi nuovi»
Nella comunicazione recente è balzata in avanti una nuova formula, 1/19: si riferisce al numero di registe donna in concorso al prossimo Festival di Venezia: soltanto una. Così l’ha presentata, quasi giustificandosi, il direttore Alberto Barbera scatenando allarmi e riflessioni. Ma cosa significa tutto ciò? Che qualità e donna non si possono coniugare, o c’è qualcosa di più, un difetto insidioso, una crepa forte nel sistema? Sulla «27esima ora» del Corriere Cristiana Mainardi ha scritto che è un dato non normalizzabile, nel senso che quella falla non si può accettare. Che non si può restare indifferenti, e che va affrontata.
Ne parliamo con Piera Detassis, giornalista e scrittrice da sempre malata di amore per il cinema (a lungo direttrice del mensile Ciak e della Festa del Cinema di Roma) che di recente ha concluso i suoi due mandati alla guida dei premi David di Donatello (ieri l’annuncio della nuova presidente Silvia Calandrelli), e grande conoscitrice dei meccanismi dietro le quinte dell’industria cinematografica.
È un dispiacere




