di Fausta Chiesa<br>
A pesare sul rialzo delle quotazioni anche il ritorno degli acquisti dalla Cina
Una valanga che rotola, diventa sempre più grande e veloce. Potrebbe essere descritta così l’accelerazione che hanno subìto negli ultimi giorni i prezzi dell’energia a causa della situazione geopolitica. Scossoni alle quotazioni sui mercati internazionali che hanno conseguenze sulla vita di tutti i giorni al distributore o nelle bollette. Partiamo dal petrolio, che ieri — prima che le dichiarazioni di Donald Trump ne rallentassero la corsa — ha «visto» i 110 dollari al barile e i nuovi massimi da quattro anni: il Brent — cioè il greggio scambiato prevalentemente a Londra e principale prezzo di riferimento a livello mondiale — in giornata ha toccato un massimo oltre 109 dollari al barile con un rialzo di oltre il 4,5%. In salita anche il Wti — il West Texas Intermediate quotato a New York — che ha sfiorato i 105 dollari (+4% circa). E poi il gas, «osservato speciale» soprattutto in Europa perché i depositi e le scorte non sono pieni come dovrebbero, in particolare in Germania. Le quotazioni sul mercato europeo di riferimento, il Ttf di Amsterdam, ieri sono balzate di oltre




