di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
La californiana Varda ha raccolto 598 milioni di dollari e sperimenta farmaci antitumorali a 500 chilometri dalla Terra. Il vantaggio dell’assenza di gravità, i contratti con la difesa e la sfida di trasformare le fabbriche orbitali in un business redditizio
A quasi 500 chilometri sopra le nostre teste, fino a giovedì 5 novembre, orbitavano tre capsule grandi quanto una lavatrice. Dentro una si stanno formando minuscoli cristalli di un potenziale farmaco contro il cancro. Le altre due sperimentano materiali e sistemi per affrontare il rientro nell’atmosfera a velocità ipersoniche.
Una, la W-8, è appena tornata sulla Terra dopo 35 giorni nello spazio, atterrando nel deserto australiano. È il settimo rientro riuscito per Varda Space Industries, startup californiana che vuole trasformare lo spazio in una zona industriale, dove produrre medicinali e altri materiali difficili da ottenere sulla Terra. Un’impresa nata appena cinque anni fa, che ha già raccolto 598 milioni di dollari e raggiunto una valutazione di 1,6 miliardi. Una cifra considerevole per un’attività che deve ancora dimostrare di essere non soltanto possibile, ma anche conveniente.
I fondatori
Fondata nel 2021 da Will Bruey, ex ingegnere di SpaceX, e Delian Asparouhov, investitore




