
di Massimo Franco
La premier chiede che l’Europa «parli con una voce sola sull’Ucraina»: la fine della sponda con Trump costringe a prendere atto che l’ambizione di far diventare l’Italia ponte tra Ue e Usa era velleitaria e che l’asse con la Casa Bianca è diventato radioattivo in termini elettorali
È difficile dare torto a Giorgia Meloni quando chiede che l’Europa «parli con una voce sola sull’Ucraina». È l’unico modo per sventare le spinte centrifughe e le fughe in avanti che alcuni dei Paesi dell’Ue, più la Gran Bretagna, fanno registrare. E la risposta ricevuta dal presidente del Consiglio europeo, il portoghese António Costa, conferma l’urgenza della questione da affrontare a dicembre, sebbene in una riunione informale. Laconica sui risultati delle elezioni negli Stati Uniti, la premier sembra puntare tutto sull’Europa, adesso. La fine della sponda con Donald Trump ha costretto a prendere atto che l’ambizione di far diventare l’Italia un ponte tra Ue e Usa era velleitaria; e che l’asse con la Casa Bianca è diventato non solo complicato ma radioattivo elettoralmente. In più, la spinta potente dei sovranismi nel Vecchio Continente ha contorni così ambigui da suggerire a tutti un approccio collettivo ai problemi, per




