di Redazione Economia
Dal 2027 torna il meccanismo di rivalutazione che riconosce gli aumenti pieni solo agli assegni fino a quattro volte il minimo Inps. Per lo Stato il risparmio sarà di 8,5 miliardi al netto degli effetti fiscali
La stretta sulla rivalutazione delle pensioni prevista dalla legge di bilancio 2027 consentirà allo Stato di risparmiare 14,2 miliardi di euro in dieci anni, fino al 2036. È quanto emerge dalla relazione tecnica, che quantifica in 8,5 miliardi il risparmio complessivo al netto degli effetti fiscali. Dal prossimo anno, infatti, il sistema previdenziale tornerò al meccanismo di indicizzazione analogo a quello applicato nel 2023, il quale riconosce una rivalutazione piena soltanto alle pensioni di importo più basso (il minimo Inps è 611,85 euro) e riduce progressivamente la percentuale per quelle più elevate.
Come funziona la rivalutazione
Gli assegni superiori vengono rivalutati solo parzialmente, con una percentuale decrescente che arriva fino al 32% per gli assegni più alti, quelli oltre dieci volte il minimo. Facciamo un esempio: se l’inflazione riconosciuta ai fini della rivalutazione fosse del 2%, una pensione che beneficia dell’adeguamento pieno aumenterebbe del 2%. Per un assegno soggetto alla percentuale minima del 32%, l’incremento sarebbe invece dello 0,64%.




