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Pensioni, il ceto medio ha perso 37mila euro in 13 anni: perché l’assegno non recupera l’inflazione

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Dal 2012 al 2025 una pensione da 2.500 euro lordi è salita a 2.826 euro, ma la rivalutazione non ha compensato completamente l’aumento dei prezzi. La ricostruzione di Dataroom e Centro Studi Itinerari Previdenziali: coinvolti circa 3,3 milioni di pensionati

Quanto si è impoverito il pensionato del ceto medio negli ultimi 13 anni? Chi nel 2012 incassava un assegno di 2.500 euro lordi al mese, nel 2025 è arrivato a 2.826 (circa 1.917 netti), ma ha perso per strada, in quei tredici anni, oltre 37mila euro lordi. Una perdita che riguarda circa 3,3 milioni di pensionati. A fare il conto e cercare i motivi è una ricostruzione di Dataroom (Corriere della Sera) con il Centro Studi Itinerari Previdenziali, che definisce appartenente al ceto medio chi riceve al mese una pensione tra 2.400 e 5.300 euro lordi.

Come funziona la rivalutazione e cosa significa «perdere» migliaia di euro

Fino al 1992 pensioni e stipendi crescevano insieme grazie alla scala mobile, abolita dalla riforma Amato. Dal 1994 gli assegni si adeguano invece all’inflazione: è la cosiddetta perequazione automatica, pensata perché chi non lavora più non ha contratti da rinnovare. Il recupero però non è uguale per tutti. Si misura rispetto al

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