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Pensioni dipendenti pubblici: per evitare tagli il rischio è di dover lavorare quasi mezzo secolo

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Le nuove regole su aliquote, finestre mobili e speranza di vita allontanano l’uscita dal lavoro: secondo la Cgil oltre 730 mila lavoratori pubblici potrebbero restare in servizio oltre 49 anni, per non subire penalizzazioni sull’assegno pensionistico

Per alcuni dipendenti pubblici andare in pensione senza penalizzazioni potrebbe significare dover lavorare quasi mezzo secolo. Le nuove regole previdenziali, tra revisione delle aliquote di rendimento, finestre mobili più lunghe e aumento dei requisiti legati alla speranza di vita, stanno infatti allontanando sempre di più l’uscita dal lavoro. Secondo le simulazioni dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, in alcuni casi serviranno fino a 49 anni e 2 mesi di attività per evitare penalizzazioni permanenti sull’assegno pensionistico. L’impatto della stretta potrebbe coinvolgere oltre 730 mila lavoratrici e lavoratori entro il 2043, con un risparmio stimato per lo Stato superiore a 32 miliardi di euro lordi. A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i dipendenti degli enti locali e il personale sanitario, ma gli effetti riguardano anche insegnanti delle scuole parificate e ufficiali giudiziari.

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