
Dagli elementi otticamente variabili ai controlli con luce ultravioletta: alcuni dettagli possono tradire una patente contraffatta. E per chi ne usa una le conseguenze sono serie
Ci sono patenti false e patenti false. Un po’ come avviene con le banconote, riconoscerle è tanto più difficile quanto più fine è la fattura. Se il falso è ben realizzato, può capitare di non notare, quantomeno non subito, quel dettaglio, a volte piccolo, che la rende diversa da una autentica. Una fotografia che non convince, dati del titolare incoerenti o effetti ottici che non compaiono quando si inclina la tessera possono far nascere il sospetto. Le patenti italiane infatti incorporano diversi elementi di sicurezza, alcuni dei quali possono essere controllati anche senza l’aiuto di strumenti professionali.
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La tessera plastificata della patente italiana misura 86 x 54 mm, sulla faccia principale, tra la foto in bianco e nero e i dati, possiede un elemento otticamente variabile chiamato Kinegram, quello con il simbolo della Repubblica che si osserva muovendo e inclinando la patente. Otticamente variabile è anche l’inchiostro usato per le diciture “Patente di guida” e “Repubblica Italiana”, che a seconda del modo in cui la luce la colpisce passa dal blu-violaceo al bronzo




