
Un portiere che fa gol, cosa può esserci di più ribelle? José andava anche oltre, senza paura di sfidare oggi una stella e domani un governo…
Un portiere dovrebbe essere, secondo le regole non scritte del calcio, un uomo posato, tranquillo, saggio, equilibrato. Ecco, in questo caso siamo invece di fronte al suo esatto opposto. Esagerato, polemico, rissoso, sempre in tensione e sempre nervoso, ogni volta al limite, come se corresse su una corda tesa e sotto ci fosse lo strapiombo, ma lui non se preoccupava perché quello era il suo stile, il suo modo di essere. José Luis Chilavert era fatto così: prendere o lasciare. Con lui non c’erano vie di mezzo, non c’erano compromessi, non c’era equilibrio. Poteva essere tutto e poteva niente nello stesso istante. E viveva la sua maledizione con la consapevolezza di avercela addosso, però senza lamentarsene o piangerci sopra. Aveva accettato il suo status, e faceva di tutto per seguire le tracce che il destino aveva disegnato per lui: mai che si sia sognato di cambiare una virgola del suo carattere, mai che abbia pensato di correggersi o di modificare una virgola della sua storia. Avanti tutta, così come sono! Questa era la regola




