
A inizio settimana il Milan proverà a chiudere per il centrale spagnolo, cresciuto esponenzialmente anno dopo anno nella Capitale
I recuperi al limite dell’impossibile, le “murate” sugli avversari pronti a segnare, gli anticipi, le marcature arcigne e poi le uscite palla al piede, con addirittura alcuni coast-to-coast da un’area all’altra. Questo è stato il meglio di Mario Gila nei suoi quattro anni di Lazio. Qualità e attitudini che lo hanno spinto verso il sempre più probabile approdo al Milan. Doti che il difensore spagnolo ha messo in mostra un passo alla volta. All’inizio con il contagocce, poi sempre con maggiore frequenza, fino al rendimento costante e positivo avuto nelle ultime due stagioni. Parallelamente, in questo percorso di crescita, sono diventati sempre di meno, fino quasi a sparire, certi passaggi a vuoto (questione di concentrazione) che erano il rovescio della medaglia del primissimo Gila. Un percorso di crescita iniziato e finito (in biancoceleste) con Maurizio Sarri, ma intervallato dalle esperienze con Tudor (con cui ha sperimentato pure la difesa a tre) e Baroni.
la lunga marcia—
Il Gila che si appresta al grande salto è il risultato di questa crescita. Un esempio (virtuoso) che tanti calciatori dovrebbero seguire. Non si




