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Oltre il 50% bruciato in Borsa: Lucid risponde alle voci sul rischio bancarotta

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Vi ricordate le tante startup “anti-Tesla” spuntate dal nulla negli anni scorsi e capaci di raggiungere valutazioni stratosferiche a Wall Street? Dire che se la passano male è un eufemismo: c’è chi è fallito miseramente (Fisker, Arrival, Workhorse, Bollinger Motors, Canoo), chi è diventato uno scandalo finanziario (Nikola) e chi è riuscito a salvarsi per il rotto della cuffia ma rimane lontanissima dai livelli commerciali e produttivi della Tesla. Tra queste figurano, per esempio, Faraday Future, Rivian e Lucid Motors.

Proprio quest’ultima, però, è finita di nuovo nel tritacarne di speculazioni che ieri hanno prodotto un crollo in Borsa di oltre il 50%. Tutto è partito da alcune indiscrezioni lanciate da un sito specializzato (eletric-vehicles.com), secondo cui l’azienda californiana starebbe valutando due opzioni: procedere con il delisting da Wall Street per tornare totalmente privata oppure presentare l’istanza per accedere allo strumento dell’amministrazione controllata ai sensi del famoso Chapter 11 della legge fallimentare statunitense.

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