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Nordio e il caso del codice di Mussolini: «Non era affatto una lode, io lo volevo abolire»

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di Virginia Piccolillo

Il ministro della Giustizia: «Censure ai libri? Un errore senza scuse»

Ministro Carlo Nordio, non è che parlando del «patentino antifascista» chiesto da Più libri Più liberi ha difeso il codice di Mussolini e solo dopo ha fatto retromarcia?
«Esattamente il contrario. Io volevo abolire il codice Rocco. Vent’anni fa ho presieduto la commissione per farne uno nuovo, rimasto nel cassetto».

Ora il ministro è lei.
«Abbiamo dato precedenza al referendum. E temo che in quest’ultimo anno la riforma radicale sarà impossibile. Ma spero di intervenire».

L’Anm e il Pd obiettano che il libro della giustizia più importante è la Costituzione. E che dopo gli interventi della Consulta del codice fascista resta solo il guscio.
«È una balla colossale. La parte generale che disciplina la struttura del reato e delle pene, colonna portante del codice, è inalterata. Ed è proprio quella che costituisce l’aspetto più significativo dell’ideologia fascista».

In che senso?
«La persona non è considerata un cittadino ma un suddito al servizio di uno Stato etico, come teorizzato da Hegel e da Gentile. E quindi le scriminanti, come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere, l’esercizio di un diritto, sono cause di “non punibilità”.

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