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Nepal, i dispersi dell’alluvione salgono a 3.000. Il ministro: «È colpa del cambiamento climatico, il mondo deve unirsi per fermarlo»

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di Andrea Nicastro

Almeno 682 vittime. Il ministro: «Emettiamo meno dello 0,01 per cento dei gas serra, ma siamo tra le principali vittime della crisi climatica». I silenzi di Pechino

A quattro giorni dall’alluvione, con il Paese in ginocchio, il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal ha (finalmente) alzato la voce. «Il Nepal emette meno dello 0,01% dei gas serra mondiali, ma è tra le principali vittime del cambiamento climatico. Il mondo si unisca per preservare l’ecosistema himalayano». Nessuno lo ascolterà, ma almeno ha detto la cosa giusta. I ghiacciai himalayani danno acqua dolce a due miliardi di persone. L’aumento delle temperature globali li ha ridotti di un terzo in soli 25 anni. C’è altro da capire?
In attesa dei prossimi disastri, cresce la conta delle vittime dell’alluvione di mercoledì. La statistica, però, può aspettare. Prima bisogna recuperare i lavoratori intrappolati nei tunnel delle centrali idroelettriche in costruzione e assistere chi è vivo, ma bloccato nei boschi, senza cibo e riparo. Le strade sono inagibili per chilometri, gli elicotteri ieri hanno volato a singhiozzo per un meteo avverso e piogge monsoniche sono previste all’inizio della settimana. Si deve correre contro il tempo.

Nelle due vallate devastate, la

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