
di Marta Blumi Tripodi
Dopo Sanremo, per il suo tour nei palazzetti il rapper romano ha tratto ispirazione dall’opera lirica e dalle grandi cerimonie sportive
Ci sono carriere che nascono (e spesso tramontano) nell’arco di una stagione, e altre che vengono costruite prendendosi il tempo per crescere senza snaturarsi. Quella di nayt, all’anagrafe William Mezzanotte, trentaduenne nato a Isernia ma cresciuto a Roma, appartiene a quest’ultima categoria.
Il grande pubblico lo ha conosciuto allo scorso Festival di Sanremo, dove ha presentato in gara tra i Big il brano «Prima che», ma tra gli appassionati di rap era già molto conosciuto: in primis come alchimista delle rime, che incastrava tra loro in strofe dalle metriche complicatissime e serratissime, e poi grazie alla sua svolta intimista, che lo ha portato a mettere a nudo la propria storia personale sperimentando testi e melodie nuove.
Ha pubblicato i primi progetti discografici nel 2012 e sabato sera non era la prima volta che riempiva l’Unipol Forum di Assago. Grazie al successo dell’album «Io individuo», però, è la prima volta che può permettersi di allestire un vero e proprio tour nei palasport, giunto ormai al giro di boa.
Una possibilità che



