
di Massimo Gaggi
Fine di un’era? Non è detto. Già dieci anni fa i tech tycoon cominciarono a cadere dall’olimpo degli eroi: scoprimmo che i benefattori dell’umanità stavano in realtà diventando i capitalisti più ricchi della storia
Rivolta degli elettori Usa contro data center che consumano quantità immense di elettricità e acqua, contro sistemi di sorveglianza elettronica sempre più penetranti e ubiqui, contro arricchimenti senza precedenti dei sovrani della Silicon Valley. E contro Donald Trump che non mette guard-rail a protezione dei cittadini. Cambio di stagione per l’America, e forse anche per noi, nel rapporto con l’intelligenza artificiale e i titani delle tecnologie digitali?
Sono passati vent’anni o poco più, ma già sembra un’era remota. Era l’alba di un mondo meraviglioso: motori di ricerca, mappe, traduttori, video, informazioni di ogni provenienza. Tutto gratis. I due ragazzi, Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google promettevano di fare del bene ovunque nel mondo: «Tutta la conoscenza universale in un click».
Mentre Mark Zuckerberg spiegava che la sua Facebook era nata con una missione sociale: rendere il mondo intero aperto e connesso, una comunità globale.
Disegno e realtà
Stava diventando realtà il disegno del visionario John Perry Barlow?




