
di Federico Fubini
La direttrice dell’«Ukrainska Pravda»: «I raid sul petrolio russo funzionano. E la nostra tecnologia sta cambiando le regole della guerra»
Sevgil Musayeva, 39 anni, da dodici direttrice della Ukrainska Pravda, non è certo molto amata da Volodymyr Zelesky. Il suo giornale è da tempo in prima linea nelle inchieste sulla corruzione a Kiev che toccano anche alcuni collaboratori del presidente. Ma anche lei oggi riconosce che l’Ucraina sta seguendo una strategia di guerra potenzialmente molto efficace.
I bombardamenti sulle raffinerie a Mosca e altrove in Russia servono a far capire a Vladimir Putin che non può vincere e dunque dovrà negoziare?
«Sì. E penso che possa funzionare. Con tutti questi attacchi alle infrastrutture dell’energia in Russia e nella Crimea occupata si può arrivare in qualche modo a un processo negoziale più concreto. Bisogna far sì che il costo della guerra sia molto alto per la Russia, e quindi spingerla a discutere seriamente di come fermare questa guerra. Del resto, è chiaro che tutto il processo negoziale riguarda i confini».
Lei vede un accordo che congela la linea del fronte lungo la quale oggi i due eserciti si fronteggiano?
«Forse è ciò che




