
Una vita normale, una notte di gloria con il San Lorenzo e una morte assurda davanti alla figlia: la storia di Hugo “Tomate” Pena, l’eroe di Boedo ‘dal destino amaro
Non c’è una spiegazione, e questa è la cosa più terribile. Ognuno di noi ha un’etichetta appiccicata in qualche parte interna del suo corpo e lì sopra c’è la data di scadenza. Nessuno sconto: il destino, o qualcosa di molto più grande per chi ci crede, ha preparato tutto, il “come”, il “dove”, il “quando”. Forse non il “perché”, perché è complicato anche per il destino trovare una valida ragione che giustifichi la morte. Hugo Pena, detto Tomate, l’ha incontrata nella banalità della vita quotidiana, mentre guardava la televisione con la figlia piccola, aveva soltanto ventinove anni, una famiglia felice, giocava a pallone, guadagnava abbastanza bene e, soprattutto, per la sua gente, per i tifosi del San Lorenzo, era un eroe: avere il rispetto del suo pubblico era la cosa che maggiormente lo inorgogliva. Non perché desiderasse essere un idolo (come appunto era), ma perché ciò lo faceva sentire parte di una comunità.




