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Migliaia di migranti nel limbo di Ceuta: «Cerchiamo i minori che vivono in strada»

di Alessandra Muglia

L’appello a Sanchez e al sindaco: serve aiuto subito, collaborate

L’odore della polvere si impasta con il vapore delle docce davanti alla Casa San Antonio. Nel quartiere Caballería di Ceuta, inerpicato su una collina poco distante dal rione del Príncipe, una fila interminabile di ragazzi preme contro il portone. Hanno addosso i segni di giorni e notti trascorsi all’addiaccio. Cercano un po’ d’acqua, un pasto caldo, una doccia per scrollarsi di dosso la strada. Questo piccolo centro per giovani migranti, gestito dal Secretariado diocesano de migraciones in collaborazione con i volontari dell’italiana Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo, è diventato un approdo di fortuna in un’isola di asfalto rovente. Chiunque varchi la soglia riceve il necessario per lavarsi, mangiare e rimettere a nuovo i propri indumenti. «Gli abbiamo acquistato un’altra lavatrice per reggere il ritmo dei lavaggi» racconta Fernando Sotomayor, direttore della Caritas di Ceuta, che sostiene la Casa. Ma quando il ciclo finisce e il sole tramonta, i ragazzi devono andare via. La struttura non ha più spazi per la notte. 

Migliaia di migranti nel limbo di Ceuta: «Cerchiamo i minori che vivono in strada»

Racconta Sotomayor che i gestori hanno chiesto nuove lenzuola perché sono riusciti ad aggiungere dei

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