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Mieli spiega il Giro d’Italia, avvincente capitolo della nostra storia

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di Aldo Grasso

La corsa ha agito come un filo che ha cucito insieme un Paese spesso frammentato

Venerdì 8 maggio, il Giro d’Italia 2026 ha preso il via dalla Bulgaria, con le prime tre tappe tra Nessebar, Burgas e Sofia, prima del trasferimento in Italia. La corsa rosa si concluderà domenica 31 maggio a Roma. Al Giro, «Passato e Presente», il programma di Paolo Mieli, ha dedicato un’avvincente puntata: ospite il prof. Stefano Pivato a cui si deve uno dei libri più documentati sul ciclismo, «Storia sociale della bicicletta» (Il Mulino, 2019). Affermare che la storia del Giro d’Italia sia un capitolo della storia d’Italia non è una suggestione, ma una realtà sociologica e politica. Dalla sua nascita nel 1909, la corsa ha agito come un filo che ha cucito insieme un Paese spesso frammentato. Quando il Giro nacque, l’Italia era un Paese giovane, unito sulla carta ma diviso da dialetti, tradizioni e distanze geografiche immense. 

Per molti italiani, il passaggio dei corridori era l’unico modo per «vedere» e conoscere città e regioni lontane. Per questo i corridori hanno contribuito a creare un senso di appartenenza. Vedere la carovana attraversare l’Italia faceva sentire i siciliani parte

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